Archive for August, 2014


[estratto da una conversazione sull’argomento, nel gruppo facebook “Cinofilosofia, questa sconosciuta!”, trasformato in post e integrato con alcuni commenti… non ho tempo di farne un articolo con una forma più completa e unita, mi spiace!]

Più o meno qualsiasi cosa che suoni come “il cane fa questo per dominanza” è… insomma… si… una cagata… onestamente mi spiace suonare saccente ma non trovo una parola migliore. XD

Purtroppo questa faccenda della dominanza è ancora diffusissima anche fra un certo tipo di educatori ed istruttori (per “tipo” intendo “con una formazione di un certo tipo”) ma è – o meglio dovrebbe essere – una concezione ormai superatissima.
Per la cronaca, l’avevano insegnata anche a me agli inizi, per cui non solo so di cosa parlo, ma so anche come possa essere convincente, perché ci ho convinto della gente pure io.
Ahem… mi pento, mi dolgo, mi cospargo il capo di cenere. Ho cercato di fare ammenda. Chiedo perdono.
…giuro che ho cercato di rimediare.

Da cosa deriva sta faccenda della dominanza? In soldoni, deriva da alcune osservazioni compiute su lupi in cattività, negli anni… 60, mi pare, o giù di lì.
In pratica cosa fecero degli etologi? Presero dei lupi già adulti e li misero insieme in una zona ampia ma circoscritta, chiamarono quel gruppo “branco” e poi osservarono cosa succedeva.
I lupi non si conoscevano, il territorio era limitato rispetto a quello di cui un ugual numero di lupi avrebbe usufruito in libertà, e le risorse non erano in sovrabbondanza. I lupi stabilirono pertanto una gerarchia di tipo verticale, per gestirsi l’accesso alle risorse, dove per risorse si intendono il cibo, i luoghi di riposo, i luoghi di vedetta, eccetera.
Da qui tutte le geniali deduzioni sulla dominanza e sul fatto che in un branco ci siano delle gerarchie “verticali” che si basano sulla capacità di un “dominante” di “dominare” su un “sottoposto”.

Bon. Ok… dove sta la cagata?

Le cagate principali sono:

1) un branco in natura è una FAMIGLIA, i cuccioli nascono e crescono nel branco, apprendono dai genitori, sviluppano delle relazioni in continuo mutamento ma sempre basate sul rispetto verso “i grandi”. Gli equilibri e i ruoli sono dinamici, variano con il variare dell’età dei vari membri del gruppo, e se c’è equilibrio e armonia non c’è una gerarchia “militare” di tipo “verticale”, ma c’è una suddivisione di ruoli e di compiti.
La prima grossa cagata è chiamare “branco” un’accozzo di individui adulti che nemmeno hanno scelto spontaneamente di vivere insieme. Al limite lo potremmo chiamare un “gruppo sociale” (bene o male assortito, a seconda dei casi) e non rappresenta la struttura sociale normale per un canide.

2) Certamente alcuni individui ne seguono altri, ma non perché ne siano sottomessi, anzi, al CONTRARIO, perché “dal basso” li hanno “eletti” a guide, riconoscendone le competenze, la saggezza, oppure semplicemente perché sono nati e cresciuti avendo quegli adulti come modelli (esattamente come per noi umani la mamma e il papà sono sempre la mamma e il papà, perfino quando da grandi ci rendiamo conto che non sono perfetti come avremmo voluto continuare a vederli).
La seconda grossa cagata è aver dedotto che la gerarchia verticale fosse la struttura sociale tipica di un branco naturale.

3) Erano lupi e non cani… XD

Dagli anni ’90 in poi, ma direi soprattutto dopo il 2000, hanno iniziato a venire fuori sempre più degli studi moooooolto più interessanti, fatti su animali liberi, in territori ampi. In particolare, studi su cani semi-selvatici (che comunque risultano Canis Familiaris e non Canis Lupus o altro) e cani randagi che avessero avuto tempo e modo di riadattarsi al territorio.

In particolare per ciò che riguarda i semi-selvatici, o ferali, si sono riscontrate un sacco di cose che hanno smontato le teorie sulla gerarchia e sulla dominanza… almeno per chi non aveva ormai la fissa di dover “dominare” a sua volta il proprio cane (personalmente ho il sospetto che ad alcune persone piaccia, il fatto di sentirsi legittimate a sottomettere qualcuno).

Cose come (tanto per citare qualche esempio eh, potrei scriverci per tutto il giorno se avessi voglia e tempo):
1) il branco è una famiglia con ruoli fluidi e equilibri dinamici
2) i branchi più efficienti sono quelli in cui non c’è prepotenza e prevaricazione, ma armonia, affetto e rispetto
3) i leader, cioè quelli che guidano il gruppo, sono spesso quelli che si impongono di meno
4) i leader NON stanno in testa durante gli spostamenti, perché tendono a restare più centrali per avere il tempo di valutare eventuali situazioni
5) i leader NON mangiano per forza per primi, sebbene possano in alcuni casi e non per forza utilizzare il cibo per insegnare delle competenze o dare delle informazioni o anche far rispettare delle regole sociali
6) chi tende ad “andare avanti”, a far la sentinella e ad attaccar briga (relativamente, perché i ferali attaccabrighe camperebbero poco) sono gli adolescenti e gli adulti meno maturi e più insicuri
7) possessività, prepotenza e volontà di controllo a prescindere sulle risorse, non sono qualità del leader ma sintomo di incertezza e della mancanza delle qualità atte ad avere uno status sociale alto.

…quindi in sostanza, volendo semplificare un po’, tutte le volte che ci fissiamo col passare prima dalle porte (corro avanti io prima di te!), con il gestire e portare via la ciotola (controllo sul cibo), con il limitare i luoghi in cui a un cane è permesso di andare (controllo sugli spazi e sulle “tane”), ecc. stiamo – soprattutto se lo facciamo con troppa solerzia e malagrazia – dicendo ai nostri cani che siamo dei buzzurri prepotenti e che siccome non abbiamo le qualità per farci ascoltare in altro modo, scegliamo la prevaricazione per sentirci più fighi.
Ringraziando il cielo i cani sono pazienti e a volte santi. ^^;

—-

Aggiunte e precisazioni in seguito a commenti vari

Risposta a una persona che sottolinea l’esistenza di una struttura gerarchica nel cane come nell’uomo.
“Mi sento di negare con forza che una gerarchia di tipo militare/verticale sia la struttura sociale più naturale per il Canis Familiaris esattamente come non lo è per l’Homo Sapiens.
La (possibile) esistenza di una struttura gerarchica di tipo militare/verticale in un gruppo sociale dell’una o dell’altra specie non viene negata… attenzione a leggere bene please!
E’ stato scritto che la gerarchia di tipo verticale NON è quella spontanea all’interno di un gruppo familiare, o branco, equilibrato e armonioso… che in altre situazioni, come un gruppo sociale eterogeneo e conflittuale, si crei una struttura gerarchica verticale, è possibilissimo e accade spesso, con tutte le sue conseguenze.”

Risposta a chi scrive che la mancanza di applicazione delle “regole su risorse e iniziative” comporta una cattiva gestione che spesso causa problemi comportamentali.
“La “malgestione” che causa problemi ai cani e ai loro umani per mia esperienza non ha niente a che vedere con il controllo delle risorse e con le regole, bensì con le competenze personali e sociali del cane e dei suoi umani.
A volte, ma non sempre, imporre al cane delle regole circa le risorse e le iniziative può modificare i comportamenti di un cane in modo favorevole agli umani che ci convivono. C’è chi si accontenta di questo, e siccome non è mio compito quello di salvare il mondo, dico “amen”.
Però posso dire che lavorando sulle competenze personali e sociali del cane, invece che sulle regole, si possono creare dinamiche più simili a quelle presenti in un branco armonioso, e questo, essendo più in linea con l’etologia del cane, produce risultati migliori, più profondi, duraturi e privi di effetti collaterali.
Inoltre c’è anche un’altra differenza: il primo metodo, quello delle regole, interviene per lo più a livello comportamentale, mentre il secondo “lavora” sull’interiorità del cane, sulle sue emozioni e sui suoi pensieri, che non vengono modificati dall’esterno, ma ai quali si dà il modo di cambiare dall’interno. E’ il cane stesso che cambia e che sceglie di cambiare, da dentro, perché finisce – allineandosi a quella che è la propria condizione ideale etologicamente parlando – per stare meglio.
E’ evidente (spero) che lavorare in sinergia piuttosto che in contrasto porta risultati migliori.

I miei cani una volta vivevano secondo le regole della gestione delle risorse e delle iniziative. Fortunatamente erano cani sostanzialmente equilibrati che hanno sopportato pazientemente le mie alzate d’ingegno in quel senso.
Oggi i miei 4 cani sono gestiti in modo molto più libero e flessibile… fanno un po’ quello che gli pare, direbbe qualcuno… eppure di quella più disastrata (arriva da un maltrattamento e all’inizio era fuori come un balcone, ha una tempra e un temperamento molto alti, un predatorio altrettanto alto, e all’inizio aveva pochissime competenze e stress a mille), un mio amico, non cinofilo, ha detto (settimana scorsa) che rispetto a molti cani che conosce è “un paracadutista tedesco” (nel senso della disciplina), questo senza però aver dovuto litigare con lei per imporle regole che l’avrebbero stressata ancora di più.
Nel suo caso specifico ringrazio il cielo di aver evitato le regole su risorse e iniziative perché sarebbero state fonte di infiniti conflitti (e ce n’erano già abbastanza per altre ragioni).

Ah. Solo una cosa ancora… il “leader” a casa mia non sono io, è Artù. Quando c’è una qualsiasi situazione “canina”, sono io (come gli altri) che guardo lui per capire cosa è meglio fare, perché lui ne sa più di tutti noi, lui è il nostro grande e meraviglioso Papà, e noi lo amiamo, tutti, profondamente, come si ama un papà saggio e paziente.
E se io chiedo ad Artù di fare una cosa, lui che è un animo nobile come un vero Padre dovrebbe essere, mi accontenta… ma non è obbedienza, è solo gentilezza e generosità. Lui sa, e sa così bene, che non deve dimostrare nulla.”

Annotazione sul contesto, a seguito di alcuni interventi in cui si paragonava la questione “riconoscimento dell’autorità” a quella in ambito militare.

“Si ma ricordiamoci anche che stiamo parlando di Famiglie, non di squadroni dell’esercito!
Al di là del metodo educativo, su cui mi pare che siamo d’accordo, è proprio il contesto che è diverso, io un mio familiare AUSPICO che mi ascolti, e farò del mio meglio perché sia così, ma non pretendo che mi obbedisca a bacchetta.
Fra l’altro parlando a titolo personale io NON ho le qualità di un leader… sono capace di star calma ma fino a un certo punto, mi capita di perdere la pazienza, se sono sotto pressione per altre cose anche più e più spesso di quanto vorrei, e come me la gran parte della gente, che non è addestrata per restare lucida e calma in ogni situazione.
L’educazione dei cani “di casa” deve anche tenere conto della componente umana!
Un approccio educativo che si basa sul rispetto *vero*, sull’ascolto reciproco, sulla comprensione e sull’amicizia – nel senso del legame affettivo più vero e più simile a quello che può esistere fra parenti stretti – funziona meglio di un approccio “militare” e gerarchico anche per il semplice fatto che chi dovrebbe ipoteticamente fare il comandante spesso e volentieri non ha la stoffa per farlo.
Io non ho bisogno di essere un comandante perché i miei cani mi ascoltano per amicizia, e a meno che non siano così fuori di melone per qualche motivo, da non sentirmi nemmeno, mi ascoltano parecchio!
Personalmente ho fatto la mia scelta: non voglio l’obbedienza, la ripudio proprio… l’obbedienza è per i servi… io ho degli Amici, ho una Famiglia, che mi sopporta quando sono pesante e che mi vuol bene per quella che sono, con i miei pochi pregi e i miei parecchi difetti.”

Uno splendido esempio di Mauro Cantarelli sulla percezione della “autorità”:
“Faccio sempre l’esempio di quando andavamo a scuola. Vi ricordate? La classe era sempre la stessa alla quale veniva “imposto” un leader che cambiava in base alle lezioni (il professore). Bene…c’erano professori che seguivamo, c’erano quelli che “dovevamo” seguire per evitare ritorsioni e quelli con i quali facevamo quello che ci pareva! Non era una questione di autorità bensì, appunto, di autorevolezza o carisma (chiamatela come vi pare).
Con quale professore stavamo meglio aumentando le nostre conoscenze?”

[ discussione completa: https://www.facebook.com/notes/elena-vanin/perch%C3%A9-pensiamo-che-la-faccenda-della-dominanza-e-della-gestione-delle-risorse-s/10152684574317590?comment_id=10152686457752590&offset=0&total_comments=51&ref=notif&notif_t=note_comment ]

(risposta a un quesito posto su un forum, circa l’appropriatezza di una perlomeno improbabile storia romantica fra personaggi: lo riporto qui perché ha fissato alcuni spunti di ragionamento che mi interessano)

Mi è stato chiesto di dare un parere e lo faccio volentieri, ma mi scuso in anticipo perché non riesco a leggere tutti i commenti, per mancanza di tempo.
Io, forse anche per via del fatto che non sono esattamente “di primo pelo” nel gdr, per capire come dirimere la questione andrei un po’ più “a monte”: il gdr può essere interpretato, nel senso dello stile di gioco, in molti modi diversi, dando risultati molto diversi.
C’è chi è rigidissimo su regole e ambientazione, e chi è flessibile al punto di integrare il gioco originale con aggiunte e variazioni (io personalmente sono per la seconda).
C’è chi gioca “per vincere” (per fare le quest e risolvere il caso e/o portare a casa il bottino), e chi gioca “per vivere” (chissenefrega della quest prefabbricata, l’importante è che il personaggio – e quindi il giocatore – si emozioni, si ingegni, incontri gente, scopra cose… insomma che viva intensamente la propria vita come una grande avventura senza binari prestabiliti, ma con motivazioni e scopi che in parte vengono dal background e in parte si creano e cambiano durante la vita stessa… cioè in gioco… eh, si, avete già indovinato che anche qui io sono per la seconda).
C’è chi sente l’adrenalina scorrere alla sola vista dei dadi e delle miniature e del tabellone a quadratini oppure a esagoni, e chi i dadi li usa volentieri come arredamento per l’acquario al posto delle gocce di vetro (e anche qui… bravi, la seconda, ormai sono prevedibile).

Quindi la prima riflessione è: ma chi siamo noi per dire a *quel* giocatore e a *quel* master come preferiscono giocare? Questa è prima di tutto una cosa loro: se un giocatore preferisce un certo stile di gioco e si trova un master che gioca in modo opposto, forse semplicemente non sono un gruppo ben assortito.

La mia seconda riflessione riguarda, più nello specifico, i due personaggi (drow e mezz’orco) e la possibilità/probabilità che vivano una loro storia d’amore nell’ambientazione dei (presumo) Forgotten Realms.
Che sia una delle cose più bizzarre, improbabili e forse inquietanti che possano venire in mente a chi conosce l’ambientazione, direi che è palese.
Però è anche vero che i personaggi di D&D nascono per “essere protagonisti”.
Pocahontas non racconta la storia d’amore fra due indiani, il bello sta proprio nelle difficoltà e nel tormento. Titanic? Classi sociali diversissime. Underworld? Giulietta e Romeo?
Insomma… le storie d’amore osteggiate e improbabili sono il succo di un mucchio di bellissime storie, quindi per me è Si!
O meglio, “si però…”
Si però a patto che i giocatori se la giochino BENE, che trovino motivi solidi e pregnanti perché questa faccenda si sia verificata.
Se viene giocata in modo maturo, approfondito, ben venga.
Se io fossi il master non solo non bloccherei un’iniziativa di un giocatore, ma *gongolerei* alle possibilità di sviluppo-trame su una cosa del genere! Milllemila spunti di gioco e di intrecci, andando a ripescare parti del background di questi due per disegnarci intorno obiettivi, motivazioni, scoperte, inganni, casini di tutti i generi come è ragionevole che sia per due innamorati così improbabili! 😉

[ post originale: https://www.facebook.com/groups/191737924203712/permalink/832283236815841/ ]