Archive for September, 2014


Sono abitata da alcune riflessioni.

Una riguarda l’orsa, che è stata ammazzata. Non so se da gente incompetente o competentissima, dipende da cosa volevano fare effettivamente e comunque non cambia le cose.
Non è una singola orsa che cambia un ecosistema… lei era diventata un simbolo e ci si immedesimava facilmente nella sua storia di madre, e quindi ci si addolora, ma il vero guaio, a un livello un po’ più macroscopico, è che lei era appunto un simbolo, un singolo individuo che rappresenta tanti individui simili, tante storie simili, perché le vittime di un atteggiamento da wanna-be-god degli umani non solo sono tante. Siamo anche noi umani stessi, e tanti manco ci pensano, non ci arrivano.

Un’altra riflessione riguarda il fatto che sono alcuni mesi che giro scalza, quasi tutto il tempo. Il che vuol dire anche durante i giri con i Soci, anche in posta, anche al supermercato, ecc. Le piante dei miei piedi sono lisce e compatte, la pelle spessa e robusta, ma nonostante questo, con una sensibilità tutta nuova.
Persone che non hanno mai provato mi hanno parlato di piedi “rovinati”, ma io senza fare nulla di diverso dal normale, ho dei piedi migliori di come erano prima.
Mi hanno parlato di perdita di sensibilità, e invece sento ogni cosa, ogni sfumatura di calore, ogni tocco, solo che non mi crea dolore. Mi hanno parlato della fatica di dover guardare ogni secondo dove si cammina, ma non sanno che dopo un po’ è come se si risvegliasse una consapevolezza inconsapevole, per cui anche se non guardi, sai dove mettere o non mettere i piedi.
Quanto è supponente l’uomo “civile”? Quanto pensa di saperne più degli altri, senza mai aver provato qualche cosa? Quanto può essere interiormente esilarante e liberatorio scoprire che ad avere una briciola di coraggio si può essere liberi, soprattutto liberi dalle opinioni senza fondamento e dai pregiudizi.

L’ultima riflessione più che altro è un grido accorato: corriere che porti il mio alternatore… dove sei?!?!?? Ti aspetto con una certa ansia e apprensione…

La famiglia come struttura sociale (molto PIU’ che “biologica”) esiste a prescindere dalle norme, dai regolamenti e dai divieti. Esiste in molteplici declinazioni perché la varietà del mondo è grande e ricca. Tante possibilità significano maggiore libertà. Chi ha paura della libertà? Chi preferisce tarpare le proprie e le altrui ali perché ci sia meno scelta? Cosa rendere così spaventosa la libertà e la varietà?
La libertà non va d’accordo con l’omologazione: se qualcuno è differente da te, non ti toglie nulla, a meno che la tua certezza su chi sei derivi e dipenda da chi sono gli altri.
Solo se hai bisogno di un mondo di individui in cui rispecchiarti e trovarti sempre uguale, può l’idea del diverso metterti addosso il panico, un panico tale da permetterti di giustificarti mentre togli libertà a te stesso e a chi ti sta intorno.
Quindi l’omofobo, e il razzista, e l’intollerante in genere, sono probabilmente semplicemente persone troppo incerte su di sé per poter vivere senza costruirsi addosso un guscio di una forma molto precisa, che li aiuti a definirsi, e senza avere attorno altri che abbiano a loro volta la stessa forma, a cui essere con-formati.
Forse gli omofobi, i razzisti e gli intolleranti in genere sono le persone che più avrebbero bisogno, dal mondo, di quel genere di affetto maturo, privo di pietismo e ricco di consapevolezza, che scalda l’anima e conforta l’autostima di chi lo riceve, perché dice “hai diritto di essere, perché comunque tu sia, sei splendido e perfetto per essere esattamente te stesso, qui e ora, e sei anche libero di crescere e di cambiare, e in ogni giorno della tua vita, sarai ancora splendido e perfetto così come sei”.

(riflessione su questo pensiero: link )

Vampiri Wod & c.

(recuperi di commenti fatti altrove, sempre perché prima o poi magari avrò tempo di mettere insieme degli appunti in modo coerente… “ma non è questo il giorno”. Cit.)

Lasciando da parte l’eventuale difficoltà di giocarli dal vivo, il mio clan preferito uber alles sono gli Tzimisce, seguiti dai Malkavian (standard o antitribu fa differenza fino a un certo punto, Tasya, la Malkavian della foto, è Camarilla ma starebbe benone anche nel Sabbat). Poi credo ci siano i Gangrel e i Ravnos…
A guardare questa lista direi che rispetto alla “società” i miei pg se non possono sentirsi “al di sopra” finiscono quanto meno per starne “al di fuori”

p.s. il Sabbat è carente di intrigo e politica solo perché viene giocato così, ma credo che sia una mentalità dei giocatori, perché si potrebbe tranquillamente giocare qualcosa di notevole spessore anche nel sabbat, a volerlo (e qualcuno credo lo faccia… o almeno, confido)

Nel mio modo di concepire il gdr non sono così rigida su come deve essere un pg, ogni individuo parte da alcune cose ma si evolve, ogni personalità è unica, complessa, tridimensionale, non c’è bisogno di irrigidirsi né come giocatori né come personaggi, io credo.
Poi circa il power-playing… io faccio sempre pg che definisco “inutili”… non perché lo siano davvero, ma io non penso che una persona nasca “costruita” per ottenere successi, specialmente successi sugli altri. Stessa cosa per i pg: i miei pg sono “persone”, individui con una loro personalità basata su un carattere e sulle loro passate esperienze, non è detto che possano o vogliano “farci qualche cosa”, che si tratti di combattere o di infiltrarsi… così come io-Elena non gioco contro il resto del mondo, ma semplicemente ci vivo, i miei pg vivono nel loro mondo, perseguono i loro scopi, ma prima di tutto i loro scopi, non quelli di un clan, di una setta, o di quel che si vuole… ^^;

E circa gli tzimisce, a me piace da pazzi la vicissitude, ma non me ne frega nulla o quasi del suo potenziale “bellico” oppure “seduttivo”. Mi piace per la sua bellezza e per il suo potenziale intrinseco di “modellamento”, perché mi affascina l’idea di modellare le forme del corpo come un materiale plasmabile, a somiglianza di elementi naturali, oppure in modi alieni e innovativi… per me è prima di tutto una sorta d’Arte, di Estetica… gli scopi pratici sono una banalità al confronto!

E poi sempre degli Tzimisce mi piace la territorialità, l’attaccamento ai loro luoghi, anche qui, non per gli eventuali sviluppi in gioco ma semplicemente perché amo il concetto del legame con la propria terra, con le proprie radici. E l’etichetta, in particolare l’etichetta dell’ospitalità, così antica, desueta, quasi obsoleta, da un lato quasi stantìa, dall’altro nobile, da un lato memoria decadente di fasti passati, dall’altro controllo sulla realtà, forma di rigida moralità (o al limite, se svilita, di moralismo) in contesti dove la moralità è buttata alle ortiche, regole che da un lato strangolano e dall’altro salvano… trovo che sia un clan di una Poesia triste e superba, decadente, nobile, malinconica, alta…