Avete presente la battuta no?
Quando si dice che discutere con qualcuno che non ragiona e porta avanti idee assurde, è come giocare a scacchi con i piccioni: rovesceranno i pezzi, cagheranno sulla scacchiera e continueranno a girare tronfi come se niente fosse.

Ecco.
L’altro giorno ho trovato questa immagine
(clicca perché è troppo larga per la colonna del testo)
e credo sia una forma derivativa dello stesso problema.

Quello che intendo è che il desiderio di mostrare qualcosa come assurdo, porta chi ha composto il testo a mettersi a livello dell’atteggiamento che vogliono screditare (parlo dell’atteggiamento puro e semplice, non delle singole idee professate, su cui non intendo esprimermi qui e ora).

Dare dei coglioni a quelli che fanno cose che non capisci è la cosa meno scientifica e più gretta che un wannabe-scientista possa fare. Vuol dire o una totale mancanza di consapevolezza, o malafede, o non averci capito un accidenti.. e non so cosa sia peggio.

A fronte di un commento che diceva “che tristezza” (riferito agli scienziati che “deviano” dalla cara scienza universalmente accettata dagli scienziati), a me sembra che invece ci si dovrebbe rallegrare.

Spiego: se le persone avessero sempre “rigato dritto” e fatto solo cose “logiche e sensate” alcune scoperte importantissime non sarebbero mai state fatte. Nell’irrazionale c’è un potenziale enorme, fondamentale… un po’ come nelle mutazioni genetiche: su cento (o mille) che non funzionano, magari una è utile, ma quell’una, evolutivamente, vale tutte le altre messe insieme.

La selezione naturale RICHIEDE l’errore, PRETENDE che delle risorse vadano apparentemente perse. E’ il motivo per cui in natura (valeva anche per gli esseri umani fino a pochi decenni fa) si fanno molti più figli di quanti non ne sopravvivano fino a potersi riprodurre. Ogni madre piange i figli morti, ed è naturale che lo faccia, ma in una visione più ampia, è necessario e giusto che queste morti avvengano.

Se credessi in un dio, ringrazierei il cielo del fatto che almeno l’irrazionalità e il senso del mistero e dell’assurdo l’uomo non li ha ancora persi!

Invece di deridere banalizzando, bisognerebbe prendere i singoli casi e domandarsi il perché di certe scelte: tolti dei casi, credo rari, di schizofrenia o personalità multipla, la maggior parte delle persone arriva a certe decisioni attraverso l’esperienza, perché nell’interpretazione delle proprie esperienze vissute legge delle cose.
E’ molto facile dire “sono dei coglioni”. Alcuni, per statistica, lo sono sicuramente, ma sempre per statistica non possono esserlo tutti, e toccherebbe capire che tipo di percorsi mentali li hanno fatti arrivare dove sono.
La ricerca della comprensione e la sospensione del giudizio in funzione della possibilità di capire, fra l’altro, sarebbe un atteggiamento molto più “scientifico” dell’impuntarsi a dire “sono dei pazzi, dei cretini” solo perché non si è capito come mai hanno fatto certe scelte.