Quando sono relatrice in uno stage cinofilo o “conduttrice” in una giornata di classi di comunicazione, una delle regole più importanti che chiedo agli organizzatori di far seguire a chi si iscrive all’evento è quella di non far sostare o sgambare i propri cani nei pressi del campo in cui si svolge l’evento, mentre ci sono altri cani in campo.

Questa richiesta può sembrare dura e restrittiva, ma è indispensabile perché il lavoro in campo si svolga correttamente.

Va anche detto che in tutti gli eventi sono previste delle pause per far sgambare i cani e ridurre così il disagio delle attese in auto. Inoltre, in tutti gli eventi per i quali c’è anche il minimo dubbio che la temperatura possa dare fastidio ai cani, si sottolinea l’importanza di ombreggiare adeguatamente l’auto e di organizzarsi in modo che i cani stiano freschi. Ancora, in piena estate non tengo eventi (a meno di situazioni molto particolari in cui il problema del caldo non sussiste) proprio per non far patire ai cani la calura eccessiva (sia in auto, sia in campo).

Premesso questo, perché è importante che i cani non sostino nei pressi mentre si sta svolgendo lo stage o la classe?

Il mio lavoro ruota intorno al benessere del cane e consiste in larghissima parte in due aspetti:
1) interpretare lo stato d’animo e la comunicazione dei cani (ciò che esprimono, volontariamente e involontariamente, le loro emozioni e le loro intenzioni, che si riflettono nelle azioni e nei comportamenti)
2) creare delle situazioni che permettano ai cani di fare delle esperienze educative*, che li aiutino a crescere e ad acquisire competenze personali e sociali, ossia la capacità di fare fronte con serenità alle situazioni della vita.

(*educative nel senso letterale, ossia esperienze che li aiutino a “portare fuori” le loro qualità interiori e a svilupparle al meglio)

Per poter fare queste due cose, ho bisogno che il contesto che si crea intorno al cane che è in campo sia il più possibile conosciuto e controllato, di modo che, limitando tutte le altre variabili ambientali, sia possibile lasciare il cane il più possibile libero di esprimersi, così che la “lettura” ne risulti il più possibile limpida e veritiera, e che la proposta esperienziale risulti sensata e tarata sulle caratteristiche individuali di quel particolare cane, in quel particolare contesto.

Considerando il fatto che la comunicazione del cane passa in gran parte attraverso la vista, l’udito e l’olfatto, e che si svolge anche su distanze molto ampie (arrivando in taluni casi a centinaia di metri, letteralmente!), la presenza di cani intorno al campo può alterare completamente il contesto, creando stimoli e alcune volte disagi imprevisti, o semplicemente non adeguati a ciò di cui ha bisogno il cane che si trova in campo.

Per quanto il contesto di uno stage voglia essere sereno e piacevole per tutti i cani e gli umani presenti, non si tratta di un’occasione di ritrovo per stare insieme “a casaccio”, ma di un’esperienza formativa con delle necessità “tecniche” importanti, finalizzate a fare un buon “lavoro” che lasci ai partecipanti un arricchimento duraturo.

In quest’ottica, predisporre il contesto in modo che sia adeguato e personalizzato per ogni cane non è per niente facile, quindi è importante che si evitino a priori le situazioni che potrebbero mettere a rischio la qualità di un’interazione e l’esperienza che i cani vivono in campo.

Ecco quindi perché chiedo tassativamente di non far sgambare o sostare i cani “a riposo” nei pressi del campo cinofilo in cui si sta svolgendo una classe o uno stage: è prima di tutto per rispetto verso i cani che stanno partecipando in quel momento.